9) Scheler. Conoscere le essenze.
Max Scheler (1874-1928), discepolo di Husserl, adott il metodo
fenomenologico al campo dell'etica. Per il filosofo tedesco
l'etica ha per oggetto i valori, i quali sono assoluti ed eterni e
possono essere colti solo intuitivamente.
In questa lettura egli afferma che quella delle essenze  una
conoscenza perfettamente filosofica e si caratterizza per
l'esclusione di componenti pulsionali o di dominio. Essa inoltre
non  di tipo induttivo. Ritorna il problema dell'innatismo e del
tipo di conoscenza proprio della ragione, che si fonda su di una
dimensione la quale si pone al di l del mondo reale.
M. Scheler, Philosophische Weltanschauung, in Gesammelte Werke,
Bern u. Mnchen, 1976, pagine 78-79; traduzione italiana
Weltanschauung filosofica, in Lo spirito del capitalismo, a cura
di R. Racinaro, Guida, Napoli, 1988, pagine 248-250.
Il secondo genere di sapere per noi possibile  il sapere della
scienza filosofica fondamentale, che Aristotele chiamava
filosofia prima - cio la scienza dei modi dell'essere e della
struttura essenziale di tutto ci che . Il fatto che, nel caso di
questo sapere d'essenze, si tratta di un genere di sapere
nettamente contrapposto al sapere di dominio e all'essere che gli
corrisponde - di un campo poderoso d'indagine filosofica dotata di
metodo proprio -  stato nuovamente scoperto da relativamente poco
tempo, da parte di E. Husserl e della sua scuola. Nel sapere di
dominio vengono cercate ... le leggi delle coincidenze spazio-
temporali delle causali realt e del loro esser-cos. Al
contrario, in questa seconda direzione di ricerca si prescinde
appunto, in maniera rigorosa e metodica, dalle causali posizioni
spazio-temporali e da ci che  casualmente cos o altrimenti.
Piuttosto, si domanda: Che cos' il mondo, che cos' per es. un
cosiddetto `corpo' qualsiasi, che cos' un qualsiasi `essere
vivente', che cos' l' essenza della pianta, dell'animale,
dell'uomo eccetera, secondo la sua costruzione invariabile di
strutture essenziali? E analogamente: che cos' pensare, che
cos' l'amore, che cos' sentire la bellezza? -
indipendentemente dalla causale corrente temporale di coscienza di
questo o quell'uomo, in cui de facto si presentano questi atti.
Quali sono, ora, i connotati principali di questo genere di
conoscenza e d'indagine? Al posto della disposizione volta al
dominio del mondo subentra innanzi tutto il tentativo di escludere
quanto pi possibile ogni atteggiamento cupidamente pulsionale.
Ch questo atteggiamento pulsionale  bens ... la condizione di
ogni impressione di realt; ma anche la condizione per venir alla
luce di ogni percezione sensibile del causale esser-cos-ora-qui;
inoltre, per gli abbozzi fatti in anticipo di spazio e tempo. Per
dirlo positivamente: al posto della disposizione di dominio, che
aspira alle leggi della natura e consapevolmente trascura l'
essenza di ci che si presenta nelle relazioni conformi a legge,
subentra un atteggiamento d' amore, che cerca i fenomeni originali
e le idee del mondo.
In questa disposizione, in secondo luogo, si prescinde
esplicitamente dall'esistenza reale delle cose, cio dalla loro
possibile resistenza di contro al nostro tendere e agire e,
proprio con ci, da ogni esser-cos-ora-qui semplicemente causale,
quale ce l'offre la percezione sensoriale. Pertanto, possiamo
compiere una conoscenza d'essenza, in linea di principio, anche su
cose fantastiche. Per es. posso afferrare, anche nel movimento
apparente di un cinematografo o anche in un cane ben dipinto,
delle ultime componenti intuitive che appartengono all'essenza
(essentia) di un movimento in generale, di un essere vivente in
generale eccetera
In terzo luogo: le conoscenze d'essenze sono invero non
indipendenti da ogni esperienza bens indipendenti dal quantum di
esperienza o dalla cosiddetta induzione. Esse precedono pertanto
sia ogni induzione sia ogni osservazione e ogni misurazione
rivolta alla realt. Esse possono essere compiute in un unico caso
che funge da esempio. Ma, una volta che tali conoscenze d'essenza,
per es. l'essenza della vita, siano state acquisite, allora
valgono, come dice il linguaggio scolastico, a priori, cio in
anticipo per tutti i casuali dati di fatto osservabili che
partecipano della relativa essenza, con essenza, con una
universalit e con una necessit infinite - analogamente a come i
principi della matematica pura riflettono le molteplicit delle
possibili strutture naturali e le relazioni ideali necessarie che
in esse si presentano prima che la natura effettiva venga indagata
grazie alla osservazione e alla misurazione. Proprio per questo,
per, - in quarto luogo - le conoscenze d'essenze e le conoscenze
di nessi essenziali valgono oltre e al di l dell'ambito assai
ridotto del mondo reale, che ci  accessibile per mezzo
dell'esperienza sensibile e del suo casuale sostegno strumentale.
Queste conoscenze valgono, insieme, per l'essente, come  per se
stesso e in se stesso. Esse hanno estensione trascendente e
divengono, cos, il trampolino per ogni metafisica critica.
Le conoscenze d'essenza della filosofia prima, inoltre (quinto),
sono le vere e proprie conoscenze della ragione; rigorosamente
distinte da quegli ampliamenti della nostra conoscenza circa il
dato sensibile, che si fondano sulle conclusioni dell' intelletto
 semplicemente comunicabili. Il Verstand, ovvero intelletto
(Intellekt)  la capacit di un organismo, elevandosi al di sopra
del rigido istinto innato e al di l del ricordo associativo, di
adattarsi sensatamente a nuove situazioni - tutt'in una volta e
indipendentemente dal numero delle prove-tentativi fatti
precedentemente per risolvere il compito. Questa capacit la
possiede non solo l'uomo, ma anche, in misura pi ridotta,
l'animale, per es. la scimmia, che improvvisamente usa un bastone
come prolungamento del braccio, per tirar gi un frutto. Fino a
quando per l'intelletto conclusivo sta soltanto al servizio degli
impulsi vitali, dell'impulso di nutrizione, di quello sessuale e
dell'impulso di potere, e al servizio della reazione pratica agli
stimoli dell'ambiente, non  ancora specificamente umano. Solo
quando l'intelletto (nell'animale, astuzia e furbizia) passa al
servizio della ragione, cio al servizio dell'applicazione di
conoscenze d' essenza, a priori precedentemente compiute, ai
casuali dati di fatto dell'esperienza, nonch al servizio di una
comprensione superiore delle relazioni dell'ordinamento oggettivo
dei valori, cio al servizio della saggezza e di un ideale etico,
solo allora esso diviene qualcosa di specificamente umano.
Infine, le conoscenze d'essenze hanno una duplice possibilit
d'applicazione. Per ogni settore delle scienze positive
(matematica, fisica, biologia, psicologia eccetera) esse
delimitano i supremi presupposti del relativo settore di ricerca.
Esse costituiscono la sua assiomatica essenziale. Ma per la
metafisica, la medesime conoscenze d'essenza sono appunto ci che
una volta Hegel ha definito, in maniera molto plastica, le
finestre sull'Assoluto.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 235-236.
